SEEYOUSOUND 11 DIARY – DAY 2

foto di Davide Tacconelli

Dopo la serata inaugurale dove Toby L e i Blur si sono presi la scena, la seconda giornata del festival è stata decisamente più ricca e corposa, con le altre sezioni che hanno cominciato a riempire gli spazi del Cinema Massimo. Nel pomeriggio la sezione Long Play Doc si è impossessata della sala 1 Cabiria. Il primo film a essere proiettato è stato Misty – The Errol Garner Story, bio-pic dedicato alla carriera del geniale pianista Errol Garner, personaggio che ha lasciato una grande impronta nella storia del jazz. Dalla delicatezza del jazz dopo si è passato a tutt’altro genere con il “rock’n roll di quei capelloni degli Steppenwolf”. Born to be wild – The story of Steppenwolf è un documentario diretto dal regista tedesco Oliver Schwehm presente in sala e che ha presentato il film assieme al curatore Paolo Campana. La bio-pic è uno sguardo nuovo sulla storia della band statunitense-canadese, sia musicale che personale. Sia la voce della band John Kay che il bassista Nick St. Nicholas sono emigrati dalla Germania con le loro famiglie inseguito della caduta del nazismo. Un viaggio tra chitarre ruvide in stile “heavy metal” per raccontare come sono arrivati a scrivere un successo ancora innestato nelle nostre menti come Born to be Wild.

Oliver Schwehm presenta “Born to be Wild” al Cienma Massimo. foto di Elisabetta Ghignone

In sala 2 Rondolino a prendersi il palinsesto è stata la sezione LP Feature. Prima è stata proiettata l’anteprima italiana di The Gesuidouz, una surreale commedia giapponese su un malmesso gruppo punk in procinto di essere mollato dalla propria etichetta. Una storia molto punk, con la protagonista convinta di morire da lì a poco visti i suoi 27 anni, non a caso. Più che un viaggio un vero trip tra concerti alle mucche, ravanelli sott’aceto, musicassette parlanti e un cane shiba di nome John Cage in grado di tirare fuori perle di saggezza. Dopo il Giappone si è passati alla Polonia con la proiezione di Imago. Toni decisamente più drammatici per questo film in cui la protagonista Ela è una cantante post-punk affetta da un disturbo bipolare, in una storia tra desiderio di emancipazione e scontro con la difficile realtà. La regista di questa complicata e intensa storia è Olga Chajdas presente al festival e che ha presentato il film con il curatore Matteo Pennacchia.

Olga Chadas. foto di Elisabetta Ghignone

Arrivati alla sera in sala 1 è stato il momento di una vera gemma dell’undicesima edizione di Seeyousound: Soundtrack to a Coup d’Etat. Il film di Johan Grimonprez è candidato all’oscar per la categoria “miglior documentario”. Un film in grado di riempire quasi completamente la sala, una cosa notevole per la proiezione di un documentario particolarmente impegnato è lungo. Ma ha senso. La curatrice della sezione Rising Sound Juanit Murillo Apràez nel presentare il film, in collaborazione con l’associazione Black History Month Torino, ha detto “se non vince l’Oscar questo film, non credo più agli Oscar”. Il film non ha narratore. Si lascia accompagnare dalle musiche di grandi jazzisti come Max Roach e Louis Armstrong, personaggi impegni per la lotta dei diritti dei neri. Un grande lavoro di unione di interviste e immagini d’archivio tra servizi televisivi e conferenze dell’ONU, nel raccontare la storia di Patrice Lumumba e la lotta per l’indipendenza del Congo,  una zona dell’Africa costantemente in guerra a causa delle risorse di cui dispone per far funzionare i mezzi tecnologici odierni come smart-phone o auto elettriche. Ancora oggi c’è un conflitto in corso, con l’M23 che supportato dal Ruanda, e quindi dalle super potenze mondiali, che sta cercando di conquistare territori. Due ore abbondanti di pellicola che sono un invito ad aprire gli occhi sui conflitti di cui si parla poco.

foto di Elisabetta Ghignone

A chiudere la giornata in sala 2 ci hanno pensato il film sulla band underground catanese Uzeda, presentato dalla regista Maria Arena. La regista ha fatto un grande dono a Seeyousound per la prima torinese del film. Anche questa proiezione ha riempito la sala, mostrando un gruppo appassionato e curioso di rivedere sullo schermo gli Uzeda e filmati inediti del compianto Steve Albini. Infine è andato in scena per Into the Groove la raccolta di corti XXXDANCE capitolo 2. Una sequenza di film corti che aveva nell’erotismo e il corpo il principale tema visivo. Finita la giornata cinematografica ci si è spostati tutti al Magazzino sul Po’, dove DJ Khalab ha fatto ballare nella prima grande festa targata Seeyousound di questa edizione. Nottata lunga in vista del terzo giorno del festival, che non poteva, siamo id parte ma sinceri, cominciare meglio.

foto di Davide Tacconelli