Nel pieno della settimana di Seeyousound arriva uno degli eventi più attesi: il live A/V di Kode9, nome d’arte di Steve Goodman e fondatore della celebre etichetta Hyperdub. Per uno dei nomi più importanti del panorama musicale elettronico e contemporaneo la sala 1 Cabiria era piena. L’artista scozzese ha portato al festival in collaborazione con Almare, il suo progetto è Escapology: non esattamente un viaggio musicale tradizionale, ma la colonna sonora di una “sonic fiction”, Astro-Darien, che tramite suoni e visual immerge l’ascoltatore/spettatore in un immaginario videogame di sci-fi distopica. Fra schermate di gioco in prima persona, animazioni e frammenti generati tramite intelligenze artificiali, il pubblico si è ritrovato in un’ipnotica avventura grafica – a metà strada tra videoclip e video essay – che attinge molto anche dall’arte contemporanea. Alternando dubstep, tappeti dark ambient e ritmi sincopati, il clima si è rapidamente surriscaldato, rendendo difficile restare immobili sui seggiolini.

Mentre Kode9 faceva risuonare la sala 1, in sala 2 Rondolino veniva proiettato Any Other Way – Yhe Jackie Shane Story diretto da Michael Mabbott & Lucah Rosenberg-Lee, pellicola che celebra un’icona all’avanguardia che ha vissuto la propria verità, anche a costo di grandi sacrifici personali.Il film racconta l’ascesa, la fama, la scomparsa improvvisa e la rinascita di Jackie Shane, figura centrale nella lotta per i diritti transgender e una pioniera della musica soul. Shane, con il suo talento unico e una presenza scenica magnetica, ha lasciato un’impronta indelebile negli anni ’60. Il documentario esplora la sua vita attraverso conversazioni telefoniche mai ascoltate prima e animazioni rotoscopiche, mostrando il viaggio della sua famiglia alla scoperta della sua eredità.
Con ancora le orecchie sensibili alle frequenze di Kode9 si è poi passati alla giornata successiva, dove la scena se l’è presa la finale di Frequencies, il contest dedicato a musicisti, producer e sound designer. A riecheggiare nella sala 1 è toccato ai finalisti che hanno suonato la colonna sonora di un film muto. A vincere è stata la compositrice Maggie Zobel, che si è portata a casa il premio per la capacità di caratterizzare e creare un viaggio parallelo al film che ne amplifica la narrazione.

Nel mentre la sala 2 Rondolino era gremita grazie al film sulla band scozzese Mogwai. Mogwai – If the Stars Had a Sound diretto dal fotografo Antony Crook è incantevole nel catturare dal vivo una band importante da un punto di vista generazionale, in grado di mettere d’accordo gli appassionati di più generi musicali. Partendo da quando i Mogwai si trovano sulla soglia di un improbabile primo posto nella classifica del Regno Unito grazie al loro precedente album, “As the Love Continues” uscito nel 2021, il film fa un balzo all’indietro riportandoci alla fine degli anni ’90 dove ritroviamo il gruppo impegnato fin dall’inizio a disegnare paesaggi con le loro chitarre. La musica parla durante le immagini. Questo film è una specie di manifesto musicale di una band che è rimasta fortemente indipendente. Cerca di essere puro, prendendo spunto dall’approccio anti-logorroico della band scozzese e offre una biografia senza chissà quali analisi esterne. Tanto meglio per lasciare che le loro maestose raffiche strumentali riempiano lo spazio, senza essere ostacolate da troppi commenti guida.



