Tra la gemme dell’undicesima edizione di Seeyousound Festival c’è Going Underground, documentario diretto da Lisa Bosi che racconta la lunga storia dei Gaznevada. Un film in concorso nella sezione Long Play Doc in grado di far registrare sold out a entrambe le proiezioni in programma. La seconda avverrà stasera, giovedì 27 febbraio, e dopo la proiezione del film Ciro Pagano (in arte Robert Squibb) e Marco Bongiovanni (in arte Chainsaw Sally) dei Gaznevada prenderanno la scena in un’imperdibile serata al Capodoglio. Qui si esibiranno, a due anni dal loro ritorno sulle scene, dopo lo scioglimento nel 1988, in un live/dj set esclusivo, che ha viaggiato sino al Berghain di Berlino, insieme a Johnson Righeira, Straker Commander e I-Robots (alias Gianluca Pandullo), all’insegna dei loro successi new wave e italo disco.
Ma torniamo al film. Uno sguardo sulla storia di questa band bolognese tra eroina, case occupate, radio libere e i fumetti di Andrea Pazienza. Il successo di pubblico indica quando ci fosse interesse dietro a questo spaccato punk tutto italiano. Uno dei pregi del documentario è che i Gaznevada raccontano la propria storia senza remore o vergogna. E senza giudizio, salvo nei loro riguardi e del tosto ambiente che frequentavano. I Gaznevada, la cui formazione originale era composta da Alessandro Raffini (Billy Blade), Ciro Pagano (Robert Squibb), Giorgio Lavagna (Andy Nevada), Marco Dondini (Bat Matic), Gianpietro Huber (Johnny Tramonta) e Gianluca Galliani (Nico Gamma), si sono formati in un clima storico particolare riuscendo a cogliere gli aspetti molto anni ’80 del nichilismo e dell’autodistruzione, passando per il successo. Non senza conseguenze, ovviamente.
Proprio prima della seconda proiezione in programma a Seeyousound siamo riusciti a fare qualche domanda a Ciro Pagano/Robert Squibb e Lisa Bosi riguardo alla band e al film.
Avete avuto l’urgenza di aprirvi e raccontare la storia dei Gaznevada cominciata ormai quarant’anni fa?
Ciro Pagano: In realtà, personalmente, avevo più volte declinato l’invito a raccontarci. La nostra è una storia anche “ruvida”, e come tutte le storie dipende molto dal punto di vista da cui la si osserva. La narrazione è fondamentale per comprenderla, e Lisa ci ha avvicinato con il giusto approccio, quello visionario. Così, mentre lei si appassionava a raccontare la storia dei Gaznevada, noi ci appassionavamo al suo racconto.
È stato difficile affrontare il discorso sull’utilizzo delle sostanze?
Ciro Pagano: L’uso delle sostanze è parte integrante dell’intera storia di Going Underground e dei Gaznevada. La cultura musicale – e non solo – è sempre stata accompagnata dall’uso di droghe: dal jazz alla psichedelia, dal rock al punk. Noi ne facevamo un uso massiccio, ma non era la nostra priorità. Può suonare strano, ma il “focus” alla Traum Fabrik era l’urgenza creativa: disegnare, scrivere, leggere, dipingere, fotografare, scrivere sceneggiature, ascoltare e produrre musica. Il nostro modello era la Factory di Warhol, e mi piace ancora pensare che noi fossimo come i Velvet Underground.
Parlando di musica, come mai avete preferito il punk dei Ramones, quindi americano, ad altre band di origine inglese? E percepivi l’evoluzione musicale, o voglia di cambiamento, che ha portato alla dance e alla nascita dei Datura?
Ciro Pagano: Quando Giorgio (Andy Nevada) portò il primo disco dei Ramones in via Clavature (la Traum Fabrik), fu un vero shock. Ricordo il muro di suono compatto delle loro canzoni, brani fulminei che ripartivano con la stessa energia, pezzo dopo pezzo, per tutta la durata dell’album. Fino a quel momento, il rock progressivo di Yes, Genesis, King Crimson – per citarne alcuni – si esprimeva attraverso lunghe suite. I Ramones, d’un tratto, fecero invecchiare l’intero panorama musicale. Noi eravamo pronti a seguirli. Personalmente, non ho mai trovato la stessa energia neppure nei Sex Pistols… questione di gusti? I Gaznevada erano ragazzi irrequieti, si stancavano in fretta di ciò che facevano. Il punk, per noi, iniziò nel novembre del ’77 e finì già nel ’79 con il singolo Nevada Gaz. Con Sick Soundtrack (1980), eravamo già altrove. Ho sempre rifuggito la musica quando veniva codificata in un genere. Alla fine degli anni ‘80, quando ascoltai French Kiss di Lil’ Louis, capii che stava arrivando una nuova rivoluzione musicale ancora più forte del punk. Alla fine dei ’70, il punk aveva dato voce a chi non era un virtuoso dello strumento: bastavano tre accordi. Tra la fine degli ‘80 e l’inizio dei ‘90, l’house permise ai non-musicisti – i DJ – di esprimersi: bastava un campionatore. Io barattai amplificatore e distorsore con un campionatore e un computer, e iniziò un nuovo percorso con Stefano Mazzavillani. Poco dopo, nel 1991, nacquero i Datura. Andava fatto.
Going Undergorund è una storia molto bolognese. Com’era la Bologna di quegli anni? Trovate differenze con la Bologna di oggi?
Ciro Pagano: Going Underground è una storia che si svolge a Bologna, ma credo sia una storia sull’Italia di quegli anni. Riguardo la città non ne sono più un grande frequentatore. Credo non sia rimasto granché di quegli anni se non le visite guidate per i turisti che affollano il centro storico. Tra l’altro so che esiste un tour guidato anche su noi, la Traum Fabrik e il caro Andrea Pazienza. The Times They Are A-Changin’
La prima proiezione a Seeyousound ha fatto sold out. Ve lo aspettavate? Che sensazioni avete avuto nel vedere la sala piena di appassionati?
Lisa Bosi: La prima al festival è stata molto emozionante. Un successo di pubblico così non me lo aspettavo, ma me lo auguravo. Da lì si vede anche tutta la potenza comunicativa di un festival come il Seeyousound. Negli anni è diventato un vero punto di riferimento per il cinema che tratta temi musicali. Ogni anno la selezione propone titoli assolutamente imperdibili e quindi siamo stati particolarmente felici di essere stati selezionati come unico titoli italiano nel concorso internazionale. Città come Torino e Bologna rispondono bene e abbracciano con partecipazione festival cinematografici così belli.
Ciro Pagano: Me lo hanno riferito e ne sono molto contento, in particolare per Lisa che ha fatto davvero un ottimo lavoro.

Il documentario, così come il progetto Synth Soundtrack dello scorso anno, è un punto di ripartenza per una re-union o volevate solo raccontare la vostra storia? C’è qualcos’altro in ballo nel futuro?
Ciro Pagano: L’idea di Going Underground nasce dopo che Lisa venne a vedere una nostra esibizione, mia e di Marco (il bassista con il quale ho proseguito l’avventura Gaznevada). Eravamo al DAMS di Bologna dove prima dello show era previsto un talk sulla fine degli anni 70 a Bologna: le lotte studentesche, le case occupate e i Gaznevada. Io e Marco avevamo già ripreso ad interessarci del progetto Gaznevada con l’operazione Synth Soundtrack realizzata con Giorgio Lavagna (Andy Nevada). Successivamente al DAMS fummo chiamati dal Berghain di Berlino e di lì poco ci siamo esibiti in diversi club e festival. Intanto la lavorazione di Going Underground era iniziata e Lisa ci chiese di scrivere tre inediti proprio per il docufilm. Noi nel frattempo facemmo una rielaborazione di “Mamma dammi La benza” ci sembrava adatto riprendere da dove avevamo iniziato e adesso Gaznevada è nuovamente un progetto operativo. Abbiamo solo voglia di produrre musica nuova e di ricominciare ad esibirci dal vivo.
Ci potete raccontare un aneddoto divertente avvenuto durante la realizzazione del film?
Lisa Bosi: Sono partita il primo giorno di riprese con le scene più difficili, quelle sul calanco. Sono state molte ore sopra un terreno lunare glaciale. Era gennaio. Io dal campo base dirigevo le dronate e dalle radio sentivo le loro “lamentele”. Si stavano congelando, ma sono stati bravissimi! Nessuna controfigura è stata usata! Super professionali!



