KARAOKE PARADISE
Dentro ognuno di noi c'è un divo
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WHAT YOU COULD NOT VISUALISE
Rema Rema: la band che ha finito ancor prima di cominciare
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CAN AND ME
Quando il silenzio diventa musica
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MIÚCHA - THE VOICE OF BOSSA NOVA
Lottare per cantare a ritmo carioca
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IL MONDO È TROPPO PER ME
La storia di un genio che ha scelto di non esserlo
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LP DOC

In 9 anni di Seeyousound il linguaggio del documentario musicale si è affinato e diversificato, espandendo un genere sino a poco tempo fa non codificato. Anche la vena autoriale si è sviluppata spingendosi oltre allo sterile biopic fatto di “teste parlanti”. Non solo la sperimentazione, ma anche l’animazione è entrata a pieno titolo nelle “storie musicali” e, oltre a sopperire la mancanza di materiale d’archivio, ha acquisito uno statuto narrativo autonomo. È il caso del film Miúcha The Voice of Bossa Nova in cui gli acquerelli realizzati dalla cantante brasiliana animandosi ci trasportano nel suo immaginario.

La questione sull’utilizzo degli archivi è complessa nel documentario, e se Miúcha ne abbonda, grazie a lettere e film in 16mm della protagonista, la quasi mancanza di immagini implica da parte degli autori uno sforzo ad aprirsi a nuove prospettive. Nel film di Marco Porsia, What You Could Not Visualize, la carenza di materiale filmato sui Rema-Rema, band cult del post-punk, diventa motivo stesso di riflessione, a cominciare dal titolo, in cui non solo ne viene rafforzato il mito, ma ne viene letteralmente risuscitato lo spirito in carne d’ossa.

La mancanza di documentazione è anche il problema di Il Mondo È Troppo Per Me di Vania Cauzillo sul chitarrista genio Vittorio Camardese. Qui minimalismo e rigore narrativo fanno emergere l’eleganza dell’inventore del tapping e la sua intenzionale “rinuncia al successo” proprio da quelle poche tracce disseminate casualmente lungo l’arco della sua vita.

Con Can and Me del tedesco Michael P. Aust, gli elettrizzanti filmati sulla band che più sconvolse i linguaggi del pop-rock, sono invece punto di partenza per una prospettiva che va oltre la storia del gruppo: quella del loro fondatore Irmin Schmidt, personaggio dalle tante identità musicali cresciuto a pane e Stockhausen.

Oltre alla ricostruzione, nel documentario musicale esiste anche l’osservazione del mondo attuale, come racconta Karaoke Paradise. Dopo dieci anni di appostamenti con la sua telecamera tra bar e locande del freddo nord, in cui le persone per stare insieme si esprimono cantando, il regista finlandese Einari Paakkanen è andato, come descrive lui stesso, oltre “agli ululati degli ubriaconi”, riuscendo a restituirci uno spaccato di commovente autenticità in cui la musica diventa un forte collante oltre che sociale, esistenziale.

 

Paolo Campana / Curatore