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GEULA – REDEMPTION

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GEULA - REDEMPTION

Fede e musica possono convivere? La ricerca dell’armonia in un percorso di vita.

Sezione: INTO THE GROOVE

Titolo: Geula – Redemption 

Regia: Joseph Madmoni, Boaz Yehonatan Yaacov

Fotografia: Boaz Yehonatan Yaacov

Montaggio: Ayala Bengad

Cast: Moshe Folkenflick, Emily Granin

Suono: Avi Mizrahi

Musica: Assaf Talmudi

Produzione: Uria Kedem

Genere: Drammatico

Anno: 2018

Paese: Israele

Durata: 104’

Lingua: Ebraico (v.o. sott. It)

Menachem è una rock star diventato un uomo di religione da 15 anni; ha cambiato vita e si è lasciato indietro il passato. Nella religione ebraica ortodossa il principale comandamento impone all’uomo di fede di gioire della vita, ma Menachem è incapace di farlo e le circostanze lo costringono a rimettere insieme la vecchia band. Solo attraverso il rapporto con la figlia di 6 anni, Geula, riuscirà a trovare una via per vivere in pace con le sue contraddizioni: il bisogno di fede, così come il desiderio di esprimersi attraverso la musica. Il nome Geula in ebraico riporta a significati quali, salvezza, liberazione, riscatto. In questa storia, in cui spicca l’interpretazione di Moshe Folkenflick, ebreo ortodosso, i registi hanno lavorato con rigore per farci vivere un dramma che porta alla redenzione.

Joseph Madmoni si laurea alla Sam Spiegel Film School di Gerusalemme. Esordisce alla regia nel 1996 con un progetto televisivo Bat – Yam New York, che vince il premio come miglior serie drammatica dell’anno in Israele. Il suo lungometraggio del 2011, Restoration, ha vinto il premio come miglior film al Karlovy Vary Film Festival e il premio per la miglior sceneggiatura al Sundance. Geula ha partecipato nel 2018 in concorso al Karlovy Vary Film Festival, dove Moshe Folkenflick ha vinto il premio come miglior attore, e al Toronto Film Festival.

Boaz Yehonatan Yaacov è diventato un religioso ortodosso all’età di 15 anni. Come il protagonista di Geula, cerca di trovare un equilibrio tra la fede e la voglia di esprimersi attraverso l’arte. Ha all’attivo una decina di titoli come direttore della fotografia, tra cui Ajami (2010), nominato all’Oscar come miglior film straniero.  

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