Alus è un musicista di avanguardia e polistrumentista che si esibisce nei locali, e che non sa cosa vuole dalla vita. Non riesce ad accettare che la madre, malata di alzheimer, viva prigioniera dentro un appartamento in città. Decide quindi di riportarla nella vecchia casa di campagna piena di ricordi. Le condizioni della donna peggiorano, e Alus, per evitare che si perda, la lega a sé con una corda. Questo è un legame col tempo che, simile a un cordone ombelicale, lo connette alla madre, fino a riportarlo alle proprie origini, e a quelle del suono. Inizia così un visionario e poetico viaggio nelle praterie della Mongolia, fra danze e rituali, fra musiche primordiali ed elettronica, dove s’incontrano due mondi. La fine di questa corda rappresenterà la cessazione fisica della cultura nomade, ma anche la venuta alla luce di una nuova generazione pronta ad abbracciare e accettare le proprie radici.