Bologna a cavallo tra gli anni ’70 e ’80: un’epoca di tumulti, violenza, ribellione, e tanta droga. Nell’occhio del ciclone ci sono i Gaznevada, band seminale dell’allora nascente scena post-punk/new wave nostrana con le loro disavventure fatte di suoni taglienti e sintetizzatori in un magma trasversale: Radio Alice e le prime etichette indipendenti, gli Skiantos e le cover dei Ramones, i fumetti di Andrea Pazienza e gli scritti di Pier Vittorio Tondelli che li definiva folli, geniali, miseri e disperati. Il film è un ritratto visionario, un viaggio “drogato” al cellophane, capace di raccontare la cavalcata che, con uno sfondo che va dell’impegno politico all’edonismo puro, sino al disorientamento degli anni ’90, porta il gruppo dall’underground di Mamma dammi la benza all’Italo disco da classifica, e alla reincarnazione nella dance nei Datura.