Il primo lungometraggio del francese Anthony Lapia, presentato alla 73a Berlinale, è un fascinoso interspazio in cui stile documentaristico e finzione convergono per raccontare una notte che inizia nel desiderio febbrile di corpi in primo piano scatenati dalle sostanze chimiche; si muovono sulla pista da ballo tra il ritmo dei beat techno dei brani remixati da Panzer fino all’irrompere di un’alba che s’impone reale oltre il sogno allucinato. In questo tempo s’incontrano un’avvocata penalista e un autista di Uber, i quali costruiscono, tra l’oscurità stroboscopica e il giorno livido, un intervallo, un interstizio dallo spazio rallentato, dentro una casa dove si raccolgono i dubbi di una generazione di parigini già sconfitta, ma che da qualche parte nutre ancora speranza, anche grazie a quella musica che continua a generare appartenenza, energia rivoluzionaria e collettività.