7 INCH
Al compimento del decimo compleanno di Seeyousound si può senz’altro dire che il cortometraggio abbia consolidato la sua vocazione di primo approdo per tanti cineasti (in erba o più affermati), che nello stretto continuano a trovare la migliore destinazione per misurare le proprie velleità, sperimentare coi linguaggi e affacciarsi alle finestre di visibilità dei festival di cinema.
Nonostante il formato breve sia forse il più fedele specchio dell’audiovisivo contemporaneo, il più capace nel veicolare contenuto (attraverso forme sempre più ibridate) in quella che è la società del frammento, dello sneak peek, del riassunto, esso fatica tuttavia a farsi prendere realmente sul serio e a trovare un pubblico che non solo ci imbatta, ma che davvero lo scelga.
Eredi di una curatela che spesso negli anni ha giovato armonicamente di più voci, a 7 Inch quest’anno si è cercato di fare di necessità virtù, optando invece per un album solista di 12 tracce (più Ultimi Imperi, uno splendido medley di quattro opere tutte a tema clubbing).
La speranza è quindi che questa selezione riesca a far rumore col suo mix multi-genere di documentari (i pacifici Echo, Birdsong, lo sfrenato Odd Songs), animazioni tinteggiate (La Notte, Diafonie) o perturbanti (The Crowd), danze sociali (Unless We Dance) e mortali (Sèt Lam), musical contemporanei (Stranger, Opera Night), prigionie sonore (Sonido) o nostalgiche fiction sperimentali come I Thought The World Of You.
Una selezione che testimonia come il florido dialogo in corso non sia solo fra cinema e musica, ma fra il cinema e l’intera dimensione del suono.
Piero Di Bucchianico / curatore
SHORTS I
STRANGER (18′) ODD SONGS (6′ )
SONIDO: IVANS & TOBIS (20′)
SHORTS II
Sèt Lam (23′) Echo (13′)
I Thought the World of You (17′)
SHORTS III
Opera Night (15′) Unless We Dance (15′ )
La notte (6′)
ULTIMI IMPERI
New Centuries Are Rare (12′) Viva la notte (13′)
Ultimo impero (20′)
ULTIMI IMPERI
Negli anni ‘90 l’Ultimo Impero è stata la discoteca più grande d’Europa, luogo di ritrovo e di danze per un’intera generazione di ragazzi. Cumuli di macerie ne costellano oggi il perimetro, facendoci chiedere se in questo tempio abbandonato sia presente ancora qualche residuo di ciò che fu. Una riflessione proprio sui luoghi simbolo di queste ere dimenticate è ciò che auspica questa sequenza di cortometraggi, che da Ultimo Impero di Danilo Monte trae nome e ispirazione per estendere il suo raggio geograficamente e criticamente. Brevi, folgoranti istanti di repertorio presenti in questo lavoro di fiction fungono da tracce residuali, bagliori che ci riportano con un brivido in un altrove ben lontano dal fatiscente quotidiano esperito dai protagonisti. Laddove neanche ruderi e rovine sono più presenti, è doveroso ricordare attraverso il potere della parola: è ciò che accade in Pacific Club, corto di Valentin Noujaïm sul club parigino che negli anni ‘80 era il punto di ritrovo per la comunità araba, filmato proprio nel distretto che lo ospitava (la Défense) e centrato sul racconto di un superstite dell’epoca. Un ulteriore raccordo fra la vita notturna e i suoi spazi/tempi è quello di New Centuries Are Rare del collettivo scandinavo Coyote, in cui gli stralci dei primi rave party degli anni ‘90 e del festival techno di Norberg si fondano sugli abissi di aree minerarie, sedi di scioperi secolari. A chiudere il cerchio, riportandoci in Italia, è Viva La Notte di Francesco Zanatta che recupera filmati amatoriali girati nelle discoteche italiane fra gli anni ‘90 e ‘00. Lavorando anch’egli sul senso di perdita che queste immagini forniscono oggi, attraverso la manipolazione digitale evidenzia le forme di quelli che ci appaiono come luminosi fantasmi danzanti nella notte. Quattro tesi sulla (im)possibilità delle immagini di testimoniare, sul loro potere rievocativo e su tutte quelle micro-comunità che anche grazie a questi spazi hanno trovato luogo e senso di esistere, almeno per un po’.