SYSPEDIA – “Tommy” di Ken Russell

063-ann-margret-theredlistTratto dall’omonimo album degli Who del 1969, è un film dove il percorso di ricerca del personaggio conduce alla scoperta di Dio. Assai curioso, infatti, è notare come l’immagine di apertura del film di Ken Russell, raffigurante una figura umana in controluce con le spalle rivolte alla sfera solare, sia praticamente l’immagine finale di Jesus Christ Superstar.

Trasportando lo spettatore in una dimensione alternativa della mente, Tommy realizza la difficile impresa di rendere pienamente percepibili i concetti di “conoscenza allargata”, “esperienza psichedelica”, “viaggio interiore”, centrali nello scenario della Controcultura giovanile, non senza arrivare a permettere di coglierne gli aspetti meno piacevoli di disagio, angoscia. saturazione. Perché si tratterà pure di un percorso di “liberazione della mente”, come sottolineato nella parte finale del film, ma il processo che porta a tale soluzione risulta essere tutt’altro che lineare, permettendo allo spettatore di vivere la stessa serie di confronti drammatici ingaggiati dal personaggio nel corso del racconto. Lo scontro di forze che caratterizza l’intera opera si struttura prima di tutto la coppia antitetica formata dalla Natura e della Società, un altro cardine della riflessione sulla condizione umana della cultura alternativa dei Sixties.

Con poche pennellate di grande intensità, Tommy offre un quadro deprimente di quella Gran Bretagna del dopoguerra (il protagonista nasce il giorno stesso della fine del secondo conflitto mondiale) in cui è cresciuta la generazione dei musicisti che hanno composto il concept album da cui il film è tratto. È l’epoca, in un’Europa colonizzata dalle mitologie hollywoodiane, dell’intrattenimento di massa, di cui un’imponente statua di cartapesta di Marylin portata in processione (e moltiplicata da un’icona grafica ricalcata sul l’opera di Andy Warhol) non è che la forma simbolica riassuntiva. Ma saranno le folle di giovani trascinate da Tommy e dal suo dono comunicativo, di fronte all’allestimento del l’ennesima variazione sul tema del business dei consumi culturali, a rifiutare la sequenza di occasioni di svago di cui intuiscono la totale inutilità sul piano dell’esperienza formativa. Saranno proprio questi giovani, che lo aggrediscono e uccidono i suoi familiari, a liberarlo definitivamente dal giogo e a consentirgli di intraprendere il “viaggio finale”. Un percorso che attraversa alcune fasi del viaggio terapeutico, quali la discesa nel mare e la conclusiva salita al monte, che sancisce l’avvenuto superamento degli ostacoli al raggiungimento di un’identità più profonda e autentica. Ancora una volta il Rock si specchia nel Cinema per trovare un’immagine convincente di sé e dei propri valori.

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