IL DANCEFLOOR DELLA BIOLOGIA COMPUTAZIONALE:

MAX COOPER

di Federica Lemme

Il producer Max Cooper, originario di Belfast ma di stanza a Londra, si definisce un visual thinker. L’immagine è per lui connessa con i significa(n)ti del suono non solo nel momento della composizione per cuffia, ma pure nei videoclip e nelle esibizioni dal vivo. Come dimostra Emergence, i lavori dell’artista sono dei veri e propri spettacoli audio e video. Il visual proposto nel live show si adatta allo spazio circostante creando uniche e originali esperienze per lo spettatore. La percezione di quest’ultimo è ciò che più interessa il produttore techno. Le re(l)azioni tra individuo e suono sono il perno dell’intera produzione, dagli EP d’esordio fino ai remix. La capacità di non restare fermo nel proprio intento e di intercettare la reazione altrui, tipica della figura del dj, viene da Cooper condotta all’estremo. Anche se si parla di dancefloor, il producer influenzato da Jon Hopkins e Sigur Rós intende calare il pubblico in una dimensione introspettiva. Ma all’invisibile metafisico preferisce un metodo più scientifico e informatizzato, e lo mescola con un interesse verso quell’aspetto della conoscenza riguardante l’uso dei sensi che è tipico delle derive della club culture.

L’elettronica ha aperto alla musica margini di creatività. L’assenza del performer, la minor importanza data alla visibilità del gruppo e un uso restio della parola l’hanno portata a rovistare nelle spinte sperimentali cinematografiche o videoartistiche. Inoltre, senza stare a scomodare fascicoli fantascientifici e tracce di techno da poltrona, più c’è di mezzo la macchina inumana e più i fari della riflessione sono puntati sull’universo e le sue forme vitali. Non sfugge a questo meccanismo l’Intelligent Dance Music di Max Cooper, il quale nel 2014 intitola l’LP d’esordio Human. Prima di dedicarsi interamente alla musica, l’irlandese era un ricercatore genetico. Il dottore in biologia computazionale non ha abbandonato l’interesse per la scienza della vita, e all’interno delle sue tracce suona cellule e stringhe di DNA. Per alcuni video ha utilizzato un particolare software di modellistica molecolare per mettere in scena le fondamenta del ciclo vitale. Ma sono le medesime costruzioni sonore dell’artista a essere complessi legami architettonici fra atomi. Le frequenze spaziano dall’elettronica da club a quella più concettuale dell’IDM. Membrane trip hop, acidi ambient e basi techno house si assimilano e si (con)fondono con le illusioni ottiche, generando la stessa esplosione che ha dato origine all’universo e alla vita: il Big Bang.

 

Seeyousound e Artemide Torino in collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema di Torino per #Soundframes presentano: Max Cooper live A/V Sabato 7 Aprile presso la Sala del Tempio della Mole Antonelliana. Appuntamento da non mancare alle 19.30.