Long Play – Doc 2018 | SEEYOUSOUND

LONG PLAY-DOC

Negli ultimi anni la vena eversiva della musica si è affievolita. La ridondante esposizione sui social l’ha ridotta a mero numero di visualizzazioni e le piattaforme digitali che l’hanno resa disponibile ovunque, ne hanno banalizzato l’essenza della sua ritualità. Finito il tempo di Woodstock, dei rave illegali, della rivoluzione a colpi di chitarra elettrica, giradischi e subwoofer, la musica sempre più invischiata con il branding, chiusa in un asettico smartphone, ha smesso anche di arrecare disturbo con i suoi watt, silenziata dalle cuffie individualiste del fenomeno delle silent disco. I sei documentari in competizione sembrano sottendere con le loro storie la ricerca di una sacralità perduta. Nel film Conny Plank – The Potential of Noise, questa s’incarna nel mixer del produttore musicale Conny Plank, custodito oggi come una reliquia, e nel The Public Image is Rotten risiede nella figura di John Lydon, icona punk, che reinventandosi dalle ceneri dei Sex Pistols, ha cercato di preservare la sua integrità nonostante le fluttuazioni nel mondo del pop. Ai bordi dell’Europa, in Svezia, nuove figure reagiscono a questa mancanza sviluppando un’idiosincrasia nei confronti del sistema: nel film Silvana, una rapper antirazzista, lesbica e femminista, inveisce contro il governo così come in You’re Teddybears fanno i membri di un ex band hard-core che vestono maschere da orso. Unico luogo dove la musica ha riacquistato uno status rivoluzionario autentico sembra essere là dove si combatte contro la dittatura della religione. In When God Sleeps un cantante iraniano scappa in Europa inseguito da una fatwa che lo condanna a morte per aver “rappato” contro la censura, ma il mondo occidentale stenta a credergli. Non resta allora che fuggire dove la sacralità è ancora di casa, come fa uno tra i più innovativi cineasti della contemporaneità, Vincent Moon con Hibridos, The Spirits of Brazil. Nella foresta amazzonica ai margini della globalizzazione, in mezzo ai riti ancestrali, non è solo la musica a ritrovare se stessa, ma anche il cinema.

Paolo Campana / Curatore