Dalla fine degli anni ’60 sino ai primi ‘80 il formato LP in vinile ebbe una notevole fortuna grazie allo svilupparsi del concept album, in cui l’insieme delle tracce musicali girava attorno a un tema o concorreva allo sviluppo di una storia.

Su questa idea si snoda la sezione degli otto lungometraggi della Competizione Internazionale da cui emerge una sorta di fil rouge che accomuna inesorabilmente destini e storie dei protagonisti: quello della sopravvivenza e della conseguente determinazione del proprio destino attraverso la musica. Esso diventa la salvaguardia di un mondo abitato da mostri come in Monsterman, documentario sulla band metal finlandese Lordi, è la lotta contro la malattia a colpi di soul-R&B come nel caso di Miss Sharon Jones! è il non voler arrendersi a un inevitabile declino come racconta Blood, Sweat and Tears, biopic sulla celebre folk-star olandese André Hases, è l’ostinazione all’affermazione di Nick La Rocca in Sicily Jass che incide con la sua band il primo disco jazz della storia.

Questo tema è evidente nella lotta contro il dissolversi della propria immagine in Low, fantasmagorica celebrazione di David Bowie in salsa Philip Glass, determina il destino di una band in esilio per sfuggire alla dittatura di Pinochet, come nel documentario Quilapayún, beyond the song, o acquista una natura sacrificale quando in For this is my body, un cupo Carl Barât dei The Libertines vampirizza sentimentalmente una groupie per uscire dal proprio spleen R’n’R’, ma tra tutte queste storie, quella più radicale sovverte lo stato delle cose con l’urlo anarchico del noise nipponico del visionario e fantascientifico 2045 Carnival Folklore.

Quello di quest’anno è un ‘ellepi’ con otto film, otto tracce o canzoni per andare avanti e continuare a sperare in qualcosa, sempre che si possa sparare il volume!

Paolo Campana . Curatore della sezione