Il 29 agosto 1977 esce il secondo album solista di Iggy Pop, successore dello sperimentale “The Idiot”. “Lust for Life”, pur con il sodale Bowie accanto, è un ritorno a un suono forse non più così abrasivo come quello degli Stooges ma certo più rock e immediato se confrontato a “Sister Midnight”, “Night Clubbing”, eccetera. Registrato in otto giorni a Berlino, e dove sennò, con Pop sfinito dopo un tour mondiale e Bowie iperattivo assistito da coloro che anni dopo avrebbero fatto parte della breve parentesi dei Tin Machine, è tuttora il disco di maggior successo commerciale dell’Iguana, almeno in Inghilterra, secondo solo al recente “Post Pop Depression” suonato e prodotto da Josh Homme. E a detta di molti avrebbe potuto sfondare davvero anche negli Stati Uniti se Elvis non fosse morto pochi giorni prima della release ufficiale, evento per cui l’etichetta RCA scelse di accantonare ogni campagna promozionale per ripubblicare in frettissima e con fastoso battage l’intero catalogo del Re.

Tant’è. Resta il fatto che “Lust for Life” oltre a essere un grande album contiene le due canzoni più ascoltate, conosciute, abusate, coverizzate (…) di Pop, “The Passanger” e la title track, resuscitata nel 1996 da “Trainspotting”, scopiazzata da un sacco di gentaglia. Musiche: Bowie / testi: Pop, con l’ispirazione ritmica proveniente dal codice morse delle Forze Armate Usa e l’ispirazione letteraria vagamente aleggiante attorno a Burroughs, “Lust for Life” non è solo la canzone che dà il titolo al disco di un artista che durante l’esplosione del punk punk non lo era già più (o lo era ancora più di tutti), ma è un proposito esistenziale a cui, osservando l’Iggy settantenne di oggi a torso nudo sempre convulso e berciante sul palco, viene voglia di aderire.